Perfect Volcano

Francesco Lucifera | Perfect Volcano | 2014

Dopo questo presente.

Perfect Volcano è da intendersi come la restituzione della parte solitamente più nascosta dell’artista, luoghi intimi che non è usuale mostrare e che mettono in chiaro visioni sensibili e rischiose allo stesso tempo. Una serie estesa di pitture nere e una produzione di calcografie bianco su bianco. Il punto di partenza è rintracciabile nella relazione con il Vulcano, l’immanenza di una natura che fornisce due colori agli estremi dell’immaginario, una ricerca compulsiva della perfezione. Se da una parte oggi la pratica artistica si sofferma dentro riflessioni e complesse fasi di incubazione del lavoro, dall’altra parte coesiste una relazione più immediata, un rapporto più diretto tra il pensiero e la mano, tra la confusione iconica circostante e la selezione individuale dell’autore. Nel corso di lunghi mesi ho fatto esperienza della necessità impellente di Giuseppe Livio di non contornarsi mai del vuoto e del suo insonne stato di osservazione del mondo interno e del “fuori da sé”.

Le pitture nere, anche la serie After, compiono uno scarto visivo in avanti rendendo visibili esseri e forme che abitano luoghi e tempi non calcolabili, un popolo vicino che inizia a vivere sulle rovine del mondo. Gli sguardi sono diretti e non temono confronto, guardano un limite già attraversato e si muovono dentro spazi non definiti, depurati dagli orpelli, ma non completamente liberi di andare verso nuove serenità.

Si configura la presenza di un individuo evoluto, sensibile, provato dalla vita del pianeta e consapevole delle colpe che hanno generato le macerie. Nella sua grammatica visionaria, Giuseppe Livio declina a dà vita alle anime che lo circondano, persone reali e ologrammi futuri che per emarginazione o profonda sensibilità non sono parte centrale della vita sociale, ma in essa entrano ed escono lasciando sull’immaginario il segno potente degli sguardi e la forma delle posture che indicano caparbietà e resistenza. Il dipinto Black Blame è la sintesi degli attuali e tragici eventi che mettono in relazione il continente europeo con quello africano, una colpa nera e profonda, nera non per la pelle ma per la distanza e l’abisso che ha diviso i popoli e che in questo lavoro restano costretti dentro un unico gesto: un mea culpa conteso tra l’atto religioso e l’interrogativo laico.

Sullo sfondo di Black Blame appare un elemento geometrico destinato a riaffiorare, una maglia fitta che non si esplicita rimanendo in bilico tra alcuni oggetti di nostra nuova conoscenza, forse un cancello di recinzione o una porta da calcio o anche la griglia di un condotto di aerazione forzata.

In alcune riflessioni di Giuseppe Livio si riparte anche dalla dotazione tecnologica in cui siamo nati e la comodità alla quale hanno accesso in pochi. Ogni avanzamento è dovuto al funzionamento di una testa primaria che detiene, elabora e procede verso l’evoluzione, la rigatura non è soltanto tratto estetico ma diramazione del pensiero. Deep Head è il punto nevralgico di ogni esistenza, azione e destino. Un’opera centrale che fa pensare all’iconografia nata sulla legenda di San Dionigi, il martire cristiano al quale Diocleziano fece infliggere innumerevoli torture fino alla decapitazione.

Nonostante il martirio, il racconto parla di San Dionigi che tenendo in mano la sua testa percorse due miglia da Montmartre a quella che diventerà poi Saint-Denis. L’immagine di una testa senza corpo immersa nel vuoto scuro proviene dall’interpretazione fatta da Michel Serres che indica in questo una “scatola cognitiva oggettivata”, il computer e la centralità di ogni coordinamento o azione evolutiva. Così Livio dipinge un oggetto che si configura come il luogo di ogni connessione e di ogni idea, un nucleo capace di sintetizzare e diramare future forme e condizioni di vita.

Hole è una grande pittura capace di trasferire la suggestione di chi si pone davanti ad una linea d’orizzonte, al centro una gabbia toracica diventa la voragine di congiunzione tra due entità: il passaggio dal presente al futuro avviene tramite una cavità, quella umana.

La serie calcografica su carta bianca è l’alter del primo ciclo di pittura in nero, non il suo contrario, ma il suo completamento. A partire dalla tecnica che scopre il rilievo su una carta spessa e il bianco che si irradia dai fogli, l’approdo è un dizionario di reperti dal futuro, organismi e forme che popolano una dimensione di passaggio, neutra ed ancora incontaminata. In Future Twins, l’artista immagina e definisce l’esistenza di una nuova forma di consanguineità che è anche complementarità, ottenendo di osservare due esseri anche nella loro estetica speculare.

After apre una serie di lavori che denotano un luogo che viene immediatamente dopo, non uno spazio profetico, ma l’evidenza dell’immaginazione di superare il presente affaticato e appesantito: un lavoro pittorico esteso in bilico tra un poster sulle mura di una città in guerra e la cartolina che raffigura il ricordo del vulcano. Anche After è il riportare tutto al futuro, un volto quasi assemblato che si regge tra la maschera e le modificazioni di chirurgie da strada, innesti improbabili e cuciture evidenti.

Perfect Volcano si riferisce al vulcano quale presenza immanente e secolare che non sembra evolversi pur vivendo, una gigantesca emanazione della terra che osserva ogni minimo spostamento umano. I luoghi e gli stati d’animo dell’artista dipendono da questa presenza che è perfetta sotto ogni punto di vista. L’avvicinamento all’Etna (che voglio nominare soltanto adesso) è un passo non facile, un’impresa delicata: Giuseppe Livio, in questa fase, osserva la costanza con cui il vulcano si alterna dal chiarore all’oscurità senza risentirne. È vero, ogni altra cosa accade sotto la montagna, ogni vita si evolve al suo cospetto e per l’artista il movimento degli scenari è il suo spettacolo e il suo intrattenimento quotidiano. In un paesaggio umano azzerato dove ogni strumento o dispositivo di ripresa per le immagini è andato distrutto, l’artista catanese avrebbe l’ossessione di sostituirsi al fotografo per catturare, ricordare e far vedere.

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