Risvolti

Risvolti - Metamitopitture

Antonio Vitale | Risvolti | 2025

Iniziamo dalla fine, a bocce ferme, a bicchiere ormai vuoto.

Tutto suona come un lungo assordante silenzio. Apro gli occhi e tutt’intorno è buio; voci sparse e distratte trafiggono l’aria che respiriamo come in un’atmosfera dantesca, ma non c’è più tempo per indugiare e rimanere fermi in balia degli eventi: rivolgiamo il nostro, è tardi, tardissimo.
Vi presento un uomo, un artista, un sognatore.
Ecco, guardando le opere di Giuseppe Livio, artista siciliano figlio dell’Etna e abitante di Vulcano, isola tra le sette dell’arcipelago delle Eolie, ci si rende conto come lui sia e noi tutti siamo, inevitabilmente, la ricchezza dei nostri pensieri plurali.
Ciascun pensiero ha il proprio carattere e ciascuno di questi il proprio volto tradotto nella magia, indefinitamente presente, dei “ris-volti” delle opere di Livio.
Ogni possibile gesto udibile allo sguardo dell’artista ha un proprio sentimento, imprigionato nel registro di un nervoso o placido esito pittorico, a volte, o di un intimo e misterioso costrutto segnico, altre; ma sempre, comunque, timbricamente identitario di una storia che racconta Livio viaggiatore curioso tra derive e approdi, tra odorosi colori, sgarbate tele, nera grafite, sensibili carte, cruda argilla.
Noi siamo al di là dell’incarto dei nostri corpi, siamo i mille risvolti che abitano le pieghe della vita; siamo inattesi toccamenti tra anime.
L’universo artistico di Giuseppe Livio conduce a un’identitaria cosmogonia espressiva in cui i suoi personaggi, formalmente antropomorfi, sembrano sempre essere sputati fuori da una creatività dirompente, timbricamente lavico-eruttiva, che trova nel mitologico dio romano Vulcanus il suo padre simbolico da cui hanno origine “le cose del mondo”: quelle reali, ma più potentemente, quelle immaginate. In forza di questo principio di genesi delle cose, sovente l’artista veste i panni di Vulcano e, sottrattagli l’identità, diventa il protagonista iconografico più presente nelle sue stesse opere: a volte, come apotropaica presenza, altre, come attore protagonista trasfigurato, o sfigurato, dagli accadimenti del mondo. In questa incalzante mitopoiesi Livio stabilisce l’equazione tra sé stesso e l’uomo di sempre al di là del tempo, a tratti lineare, della Storia dell’Uomo.
Le “metamitopitture” di Giuseppe Livio sono, dunque, dei luoghi-non-luoghi che affermano ed esaltano l’iniziale potenza di fuoco del mito classico, che forgia nel segreto della fucina dei propri pensieri nuove possibili creature e nuovi improbabili spazi, per poi approdare sulla terra soffice, rassicurante, del sogno: quello magico fatto di vita e desiderio, o quello orrido fatto di guerre e derive.
Ma ogni sogno ha una sua indecifrata e misteriosa origine, come accade in una singolare produzione di opere vestite di color cielo – in blu – tra le quali l’opera dal titolo “Non è un sogno”, che determina una svolta nella visione dell’artista e una conseguente chiave di lettura per l’intero ciclo pittorico.
Una consolidata costante nelle opere di Livio, infatti, è sempre stata uno sguardo sulle isole come di entità metafisiche preziosamente incastonate in un mare antico che invece ora, in queste opere, manifestano con Vulcano la propria presenza viva, e vitalità palpabile, attraverso emissioni gassose che dritte dal nucleo della Terra conquistano il respiro dell’aria: fumogene presenze, potenziali effusioni. I tiepidi e odorosi fumi si arrampicano nel cielo, terso e rapito di luce di giorno o buio e suadente tra i sussurri della notte, e con la pasta delle nuvole diventano i mille mondi di un immaginario fantastico e sognante con formalità che oscillano tra volti, docili belve e scene di vita vissuta.
Con le tre grandi opere dal titolo “Transfer_10”, “Transfer_20” e “Transfer_21”, Livio stabilisce una simbolica trilogia secondo cui: l’Uomo è animale – l’Uomo è natura – l’Uomo è umano.
Ovunque nella diffusissima, e lunga nel tempo, produzione di opere dell’artista si giunge all’osservazione di ritmi narrativo-espressivi che operano svariati ed eclettici mutamenti di visione verso anche l’enfatizzazione dello smarrimento indotto negli occhi di chi guarda l’opera, attraverso scenari complessi nei quali convergono più e più pensieri, a volte antitetici, come in tutta la produzione, in nero su bianco, di “Arcaica”, “Immaginaria” o “Bestiarum Terrestres”.
Livio dunque generatore di paesaggi emozionali, paesaggi graffiati, paesaggi sognati, paesaggi reali, paesaggi evocativi: tutti, manifestazione di una nuova, timbrica, soggettività.
Noi siamo un’idea, noi tutti siamo come vento fermo: siamo pietra, siamo corpo.

Vuoi maggiori informazioni?

I miei riferimenti

Seguimi sui social

Compila il form